Racconti Brevi - GIAP 2

Strano, ancora non è sceso, eppure dovrebbe aver finito le sue preghiere.

Cosa sto facendo? Mi sto preoccupando per quel vecchio? Questo cesso di posto mi sta rammollendo, la noia forse, ma passare tutte le sere a fare la guardia a questo branco di carogne mi sta usurando, poi questa umidità è insopportabile, che schifo di posto, almeno se avessi compiuto un atto per cui meritassi di passare qui il resto della mia vita lo potrei capire, invece qui c’è chi ha rubato, chi ha ucciso, chi ha scelto di seguire le persone sbagliate o chi ha solo bevuto troppo per ricordarsi come era fatta la moglie confondendola con una a pagamento senza avere un soldo in tasca, insomma lerciume che merita di marcire, ma io, io cosa ho fatto? Da soldato a guardiano delle carceri, una promozione per il valore dimostrato hanno detto, in realtà recluso e condannato come questa feccia.

Ma quanto ci mette a scendere?

Non ricordo più gli anni ormai trascorsi qui dentro, di facce brutte transitare da queste parti ne ho viste tante e di persone gettate qui a morire anche di più, all’inizio mi facevano quasi pena, adesso invece una volta chiusa la cella mi scordo di loro. Sei il tipo giusto dicevano, sei grosso, incuti timore e di certo ci penseranno due volte prima di tentare di scappare con te che li controlli, in realtà chi vorrebbe scappare da qui sono proprio io, ormai mi sento parte di questo schifo, la mia essenza si sta fondendo con queste fredde mura, sei grosso dicevano, un grosso idiota dico io che riuscito a sfuggire alla morte in battaglia si è ritrovato comunque a vivere tre metri sotto terra.

Se non scende tra un pò queste candele si spengeranno da sole che poi non capisco per quanto ancora dovrà scendere lui a spengerle, era vecchio quando arrivai qui tanti anni fa, ora quanto gli potrà mancare?

Ricordo ancora quando agli inizi inconsapevolmente le spensi io, che faccia che fece, il suo voto di silenzio non gli permise di dirmi nulla, ma se avesse potuto parlare non oso immaginare cosa mi avrebbe potuto dire, l’espressione sul suo volto diceva tutto. Non mi sembrò poi una cosa tanto grave, prendersela così tanto per delle candele spente, solo più tardi capii il motivo, dentro questo monastero ognuno ha un compito e lo svolge come offerta al signore che tanto pregano, un atto d’amore insomma, per me invece erano solo candele da spengere.

Ancora non si vede.

Nell’attesa mi faccio un giro di controllo. Più si scendono questi gradini è più l’umidità ti uccide, del resto li hanno messi qui a posta. L’aria è pesante ed odora di terra bagnata, se non muori subito per il freddo lo farai sicuramente per qualche grave malanno. Comunque sembra tutto in ordine, solito schifo e sofferenza. Alla fine non posso lamentarmi, ho una piccola stanza in cui riposarmi ed anche se non ho finestre, l’aria qui è sempre meglio di quella di sotto. Eccolo finalmente, sempre più lento e più piegato su se stesso.

“Vecchio mi stavi facendo preoccupare, quando pensi di crepare avvisami prima che almeno mi metto l’anima in pace che poi è quello che mi hai sempre augurato”. Niente, a mala pena riesce ad alzare la testa per guardarmi e farmi un cenno di assenso.

Che succede? Si sentono dei rumori dalle stanze vicine. “CHI C’E’?”

Vecchio rimani qui e continua a spengere le tue candele che io vado a controllare. Non capisco, sento rumori e bisbigli ma non vedo nessuno, forse echi, ma la cosa è strana. Niente vecchio, non c’era nessuno, tu hai finito di fare il tuo lavoro? Ancora un lento cenno di assenso. Vecchio mio, credo che noi due da qui non ne usciremo più, tu per amore, io per disperazione, ma alla fine ci sono morti peggiori e fatte in solitudine, almeno qui si sta in compagnia e vedrai che ti dovrò sopportare in eterno. Ancora un cenno di approvazione con la testa, anche un mezzo sorriso nascosto in parte dal cappuccio, se solo potessi parlarmi mi sentirei meno idiota, così sembri una presenza irreale, un fantasma che appare e scompare, ma che invece di tormentarmi mi viene a fare compagnia se pur in silenzio. Va bene, anche per questa sera il tuo signore ha ricevuto il tuo amore, adesso vai che prima che riesci a risalire tutte le scale si fa giorno. Lentamente svanisce.

Alla fine era vivo, mi stavo preoccupando inutilmente, sempre più vecchio ma vivo, vedremo domani se riuscirà ancora a svolgere il suo rituale, sempre in silenzio, eternamente prigionieri di questa maledetta umidità.

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